
Fremo sulla tua lingua di lava
Il progetto indaga la relazione intra-agente tra il Vesuvio, entità geologica in stato di latenza emergenziale, e le comunità che abitano il suo territorio.
Parte dall’ipotesi che esista una risonanza profonda tra quiescenza vulcanica ed espressioni latenti, somatiche e psico-politiche della collettività, configurando un’unica entità in divenire composta da agenti umani e non umani. In questa prospettiva, la latenza diventa un campo privilegiato di ricerca-creazione-azione.
Il progetto esplora così un’onto-epistemologia vesuviana: un insieme di saperi relazionali che emergono dalla co-produzione continua tra la dimensione geologica e le comunità locali.
E/ruttare latenze: una metodologia trans-vulcano-femminista per cuirizzare l’onto-epistemologia vesuviana
La ricerca affronta lo sviluppo di una metodologia performativa per avvicinarsi allo studio di un'onto-epistemologia vulcanica del Vesuvio (Napoli). L'ipotesi principale di questo lavoro è che il Vesuvio, oltre ad essere un'entità territoriale e geologica, sia un fenomeno intra-agente che si manifesta nelle pratiche material-discorsive che configurano i corpi vesuviani e la loro relazione con l'ambiente. La specificità del Vesuvio come vulcano latente e la persistenza delle sue eruzioni nell'esperienza onirica—identificata qui come spazio di emergenza di materialità, gesti ed eventi latenti—suggerisce di indagare il campo della latenza come dimensione caratterizzante e differenziale di questo fenomeno.
In questo contesto, il termine onto-epistemologia designa un quadro teorico-pratico che concepisce il vulcano come un'entità agenziale: un fenomeno relazionale e materiale dove agenti geologici e le forme di vita che convivono con essi intra-agiscono, co-producendo realtà materiali, saperi e forme di esistenza particolari. Una metodologia trans-vulcano-femminista, a sua volta, è una pratica critica e performativa che si propone di esplorare la relazione tra corpi, territori e conoscenza, da un approccio affettivo, intimo, somatico e situato in una prospettiva cuir/cuirizzante, ecofemminista e postumana.
Nella ricerca vengono elaborate diverse strategie che, a vari livelli, affrontano le materialità co-prodotte dal Vesuvio e dalle comunità vesuviane, integrando il somatico, l'onirico e il poetico:
- Il corpo viene affrontato come superficie di affezione, registro, disputa e negoziazione del materiale e del politico, come luogo in cui si produce una conoscenza situata e incarnata. La parte pratica della ricerca somatica propone una cuirizzazione delle dinamiche corpo-spazio, dove il tatto e il contatto operano come interfacce capaci di sfumare i confini tra l'animato e l'inanimato, il biologico e il geologico, il "naturale" e il politico.
- Inoltre, si prospetta la possibilità di stabilire una connessione con il vulcano attraverso un legame "in latenza" con la dimensione onirica. A partire dall'osservazione che i/le vesuvian* sognano eruzioni del Vesuvio, si articola una proposta che interpella il sogno come dispositivo per ospitare questioni che abitano e agitano il corpo collettivo in maniera latente.
- Infine, si specula su come la latenza possa diventare uno spazio per riorganizzare l'immaginario e l'azione politica attraverso la provocazione poetica e la pratica artistica. In questo caso, viene analizzata la preproduzione di En mis sueños, hay una erupción—un video-saggio poetico che raccoglie le latenze del processo di ricerca e le traduce in un'opera audiovisiva.
Deriva speculativa: disorientarsi nella propria pelle, addentrarsi nella pelle del vulcano
Deriva speculativa: disorientarsi nella propria pelle, addentrarsi nella pelle del vulcano è stata un'esplorazione ecosomatica in/con il Vesuvio: un incontro tra corpi che abitano il vulcano – nella sua dimensione geografica, simbolica ed esistenziale – per eccitare ciò che si agita sotterraneamente, in uno stato di attività latente, dalla convergenza e intra-azione tra corpi, vulcano e fabulazione somatica.
L'obiettivo di questa esplorazione è stato interpellare la condizione vulcanica attraverso il contatto, il toccar-si, disorientare la percezione dei confini tra spazio e corpo, far tremare la dimensione geosomatica come luogo di fabulazione poetica e politica. Attraverso dinamiche ispirate alla pratica ecosomatica, abbiamo cercato una connessione con il Vesuvio che passa per un dis/orientamento queer dello spazio, praticare un tatto sensuale e un contatto vincolante, e toccare il vulcano dall'estraneə interiore.
Nei miei sogni, c'è un'eruzione
Nei miei sogni, c’è un’eruzione è un video-saggio poetico che raccoglie le latenze del processo di E/ruttare Latenze e le riversa in un’opera audiovisiva. L’opera è attualmente in fase di editing.